C’è una scena che si ripete ogni mattina in migliaia di aziende. Si accende il computer, si apre la posta, si controllano le fatture, si risponde a un cliente, si entra nel gestionale. Nel frattempo arriva un messaggio urgente di un collega, un fornitore comunica un nuovo IBAN, qualcuno scarica un allegato. Tutto normale. Finché normale non lo è più.
Quando pensiamo a un attacco informatico, tendiamo ancora a immaginare qualcosa di spettacolare. Un hacker abilissimo, un obiettivo importante, sistemi sofisticati da violare. La realtà è spesso molto meno cinematografica: una password utilizzata troppe volte, una mail costruita abbastanza bene da sembrare autentica, una credenziale sottratta, un clic fatto nel momento sbagliato.
Perché chi attacca non ha necessariamente bisogno di sapere chi siete. Ha bisogno di trovare una porta aperta.
Ed è forse questo uno degli equivoci più pericolosi per professionisti e PMI: pensare di essere troppo piccoli per interessare a qualcuno. Un’azienda, invece, può essere interessante semplicemente perché possiede ciò che ormai possiedono praticamente tutte le aziende: dati, accessi, sistemi informatici, informazioni sui clienti, pagamenti, documenti e una quotidianità che dipende dalla tecnologia.
La vera domanda, allora, non è: “Perché dovrebbero attaccare proprio noi?”. È: “Cosa succederebbe se accadesse?”.
Provate a spegnere la vostra azienda per tre giorni
Non fisicamente, certo. Immaginatela senza accesso ai sistemi. È lunedì mattina. Il gestionale non funziona. I file condivisi sono inaccessibili. Alcuni dati potrebbero essere stati compromessi. Gli ordini non partono, le fatture restano ferme e nessuno sa ancora con certezza quanto tempo servirà per tornare alla normalità.
Il problema informatico, a quel punto, è già diventato un problema aziendale.
Bisogna capire cosa sia successo, coinvolgere tecnici specializzati, verificare quali informazioni siano state interessate, valutare eventuali responsabilità, gestire clienti e fornitori e, contemporaneamente, provare a rimettere in moto l’attività. E mentre tutto questo accade, il tempo passa. E il tempo, in azienda, costa.
È qui che il cyber risk smette di essere un argomento da lasciare esclusivamente al reparto IT. Perché un attacco può significare costi di ripristino, perdita di fatturato durante il fermo, danni causati a terzi, gestione di un data breach, spese legali o conseguenze di una frode informatica. Un bonifico apparentemente autentico, per esempio, può essere esattamente ciò che sembra. Oppure no.
E poi c’è qualcosa che non compare immediatamente in un foglio Excel: la fiducia. Quella di un cliente che vi ha affidato i propri dati, di un partner che condivide con voi informazioni riservate, di un fornitore abituato a considerare affidabile una mail proveniente dal vostro indirizzo.
Proteggersi significa anche sapere cosa fare dopo
Investire in sicurezza informatica è fondamentale. Backup, aggiornamenti, autenticazione a più fattori, sistemi di protezione e formazione delle persone riducono l’esposizione. Ma nessuna tecnologia può trasformare il rischio in zero. Per questo, accanto alla domanda “come impediamo che accada?”, ce n’è un’altra che ogni imprenditore dovrebbe farsi: “se accadesse domani, sapremmo cosa fare?”
È esattamente qui che entra in gioco una strategia di cyber protection. Non significa soltanto prevedere una copertura economica. Significa partire dall’esposizione reale dell’azienda, capire dove si trovano le vulnerabilità e costruire una risposta che tenga insieme prevenzione, assistenza e copertura delle conseguenze economiche e operative.
Enrico Cantù Assicurazioni dedica al rischio cyber una soluzione specifica per aziende, PMI e professionisti, che parte proprio dalla valutazione preventiva e può comprendere protezione in caso di ransomware, data breach, responsabilità civile cyber, interruzione dell’attività e frodi informatiche, secondo termini e condizioni della copertura.
E c’è un aspetto particolarmente interessante: si può cominciare prima ancora di parlare di polizza.
La valutazione preventiva permette infatti di analizzare l’esposizione informatica dell’attività e individuare le aree maggiormente vulnerabili. Sul sito di Enrico Cantù Assicurazioni è inoltre possibile richiedere un check-up aziendale di 60 minuti, gratuito e senza impegno, pensato per mappare il perimetro, individuare eventuali aree scoperte e valutare la soluzione più adeguata.
Perché il rischio informatico ha una caratteristica particolare: finché non succede nulla, sembra lontano. Quando succede, improvvisamente è già troppo vicino.
Quanto costerebbe alla vostra attività restare offline per tre giorni?
Prima di scoprirlo nel modo peggiore, vale la pena scoprirlo sulla carta.
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